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Un sommerso stimato intorno al 50% e l’incremento dell’incidenza del tipo 2, detto anche dell’ “adulto” in bambini e adolescenti: queste le emergenze emerse dal Report Ue 2006 sul diabete, “The diabetes policy puzzle”, che ha raccolto i dati provenienti da tutti i 25 stati membri, presentati a Vienna dal ministro austriaco per la Salute e le Donne ed esperti internazionali.

Voluta dall’Ue, dall’International Diabetes Federation (Idf) e dalla Federation of european Nurses in Diabetes (Fend), questa fotografia di ogni singolo Paese riprende incidenza, costi, modalità di rimborso, politiche messe in atto come Piani di cura e prevenzione. E delinea le emergenze nazionali e quelle a livello europeo.

In pole position la stima che in tutta la Ue più della metà dei diabetici non sa di esserlo, il che porterebbe il numero di diabetici dai 25 milioni certi a 50-60 milioni. “La lotta al diabete è stato uno dei nostri obiettivi primari durante il semestre di presidenza europeo”, ha sottolineato il ministro austriaco Maria Rauch-Kallat, “i costi diretti del tipo 2 arrivano a 29 miliardi di euro in soli 8 Paesi; la cosa più importante per prevenirlo è creare consapevolezza, mettere la gente in contatto col problema, aumentare i controlli dove c’è familiarità; la prevenzione deve essere globale, comune a livello di coordinamento europeo e tra le varie professioni sanitarie”.

“Come far venire allo scoperto tutti i casi sconosciuti è il primo problema da affrontare, oltre a supportare la ricerca”, sottolinea anche Michael Roden direttore del Karl-Landsteiner Institute for Endocrinoloy and Metabolism di Vienna.

Ma il dato più allarmante riguarda l’incremento dell’incidenza del diabete tipo 2 tra i giovanissimi, cui contribuisce l’aumento dell’obesità. “Indicare la lotta al diabete come una priorità non è sufficiente nelle politiche europee e nazionali”. Molti Paesi includono ad esempio strategie contro il diabete nei piani anti-obesità. “E’ sì importante fare sforzi coordinati contro una malattia come l’obesità, ma il diabete ha bisogno di programmi specifici basati sugli studi e la sfida è a livello europeo”, precisa Michaels Hall, dell’Idf-European region, “soltanto in questo modo si può pensare di bloccare quella che è il caso di chiamare, visti i numeri, un’epidemia e prevenire le complicanze dagli esiti drastici”.

Seguono le notevoli differenze di incidenza tra i vari Stati, un gap che va dal 3,4% dell’Irlanda al 10,2 % della Germania.

“Il nostro input ai singoli stati è di utilizzare questo Report come punto di partenza per coprire le carenze nelle strategie preventive prima di tutto”, spiega Anne Marie Felton del Fend, “prendere atto delle problematiche cruciali su cui ora indagare per capirne le cause e risolverli, problematiche di una patologia conosciuta dall’antichità ma che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, e rischia di vederne un altro ora nei Paesi in via di sviluppo”. Il modello organizzativo finnico, che spicca per lo sforzo preventivo giocato sulla diagnosi precoce, è stato indicato come modello per tutti gli altri Paesi membri.

Fonte: La Repubblica, 16 Marzo 2008 - http://www.repubblica.it/